C'era una volta una bambina appena arrivata in una nuova scuola, a metà gennaio. Non capiva quasi niente e non spiccicava parola: aveva lo sguardo triste e perso. Si vedeva che per lei non era nuova solo la lingua, ma anche il clima e il modo di vivere. La scuola pubblica le offrì ogni giorno mezz'ora di lezione della nuova lingua (in un gruppetto piccolo, con altri bimbi in difficoltà come lei); inoltre, quando gli altri studiavano dettagli di grammatica e ortografia, lei stava in fondo alla classe, col computer e le cuffie, a fare esercizio. Nel giro di poche settimane la bimba cominciò a parlare; dopo due mesi poté seguire anche le lezioni di ortografia, e dopo tre il suo rendimento raggiunse la sufficienza piena in tutte le materie. La bimba era ormai inserita, aveva tanti amici e amiche e rideva e scherzava in una lingua in più.
Purtroppo a quel punto siamo dovuti tornare a casa. Quella bimba è la mia. Se non si fosse capito, sono contraria alle classi ponte.
Purtroppo a quel punto siamo dovuti tornare a casa. Quella bimba è la mia. Se non si fosse capito, sono contraria alle classi ponte.

