giovedì, 16 ottobre 2008
C'era una volta una bambina appena arrivata in una nuova scuola, a metà gennaio. Non capiva quasi niente e non spiccicava parola: aveva lo sguardo triste e perso. Si vedeva che per lei non era nuova solo la lingua, ma anche il clima e il modo di vivere. La scuola pubblica le offrì ogni giorno mezz'ora di lezione della nuova lingua (in un gruppetto piccolo, con altri bimbi in difficoltà come lei); inoltre, quando gli altri studiavano dettagli di grammatica e ortografia, lei stava in fondo alla classe, col computer e le cuffie, a fare esercizio. Nel giro di poche settimane la bimba cominciò a parlare; dopo due mesi poté seguire anche le lezioni di ortografia, e dopo tre il suo rendimento raggiunse la sufficienza piena in tutte le materie. La bimba era ormai inserita, aveva tanti amici e amiche e rideva e scherzava in una lingua in più.

Purtroppo a quel punto siamo dovuti tornare a casa. Quella bimba è la mia. Se non si fosse capito, sono contraria alle classi ponte.
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lunedì, 05 novembre 2007
Giulia scrive una grandiosa difesa dell'epidurale per tutte. Come non apprezzarla? Già Virginia Woolf vedeva come un segno di vittoria femminista il cloroformio a tutte le mamme.
Eppure, io l'epidurale ho scelto di non farla. Non Per Il Bene Del Bambino, non perché Partorirai Con Dolore.
Per me: dopo un lungo studio dei dati disponibili (in inglese, sul sito della American Association of Ob/Gyn o come si chiama - scusate, è passato qualche anno) ho scelto di fare un parto il più naturale possibile. Niente epidurale, niente monitoraggio fisso, niente ossitocina, niente lettino da parto con le ginocchia appese.
Invece, travaglio in acqua calda e un vero letto da parto stracomodo.

Ho scelto di rischiare di sentire male nella speranza di avere un parto da ricordare, non da dimenticare. Mi è andata bene. Due volte.

Quindi, sì all'epidurale per chi la vuole: sì anche al cesareo a richiesta, ma entrambe dopo accurata informazione. E sì anche al parto dolce: non per tutte, ma per chi lo vuole. Traduciamo dall'inglese le statistiche, e mettiamole a disposizione di tutte. Sostituiamo letti comodi alle orrende strutture per visita ginecologica (un parto l'ho dovuto fare lì: ho scoperto che sdraiata a pancia in su non riesco a spingere. Mi hanno, per fortuna, tirata a sedere di peso). E poi, libertà per tutte - e basta darsi l'un l'altra della medievale o della ipermedicalizzata. Siamo tutte dalla stessa parte.
Auguri a tutte!

PS Per quanto mi riguarda, si applica esattamente lo stesso principio all'altro dibattito, quello allattamento al seno/misto/artificiale. Magari ne parlo un'altra volta.
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categoria:femminismo
mercoledì, 19 settembre 2007
Oggi la pubblicità su graziablog dà dell'ingenua a chi non si preoccupa per il proprio futuro. Nel senso che non fa la pensione integrativa? L'assicurazione infermità di lungo periodo? No, nel senso di non mettersi la crema antirughe. L'idea è che ora non ci sembra importante, ma fra dieci o vent'anni ci dispiacerà vederci ridotte come uno sharpei. Con le parole del poeta:  "Che di quest'anni miei? Che di me stesso? Ahi pentirommi e spesso, ma sconsolato, volgerommi indietro".

Personalmente ho scelto di saltare la crema antirughe (e anche la depilazione, il makeup, gli abiti/scarpe/borse di moda, e un bel po' di altre cose) e trovare il tempo per quel che mi sta a cuore: il mio lavoro, la mia famiglia, i miei interessi (c'è chi è interessato alla moda, cosa che rispetto: spero che loro rispettino me). Finora ho sempre seguito le mie personali priorità, ed è andata piuttosto bene. Se in futuro mi pentirò, avrò almeno molti decenni belli a cui guardare come consolazione.

Infine, così a occhio nessuno dei miei colleghi si mette la crema antirughe, e non perché non ce ne sarebbe bisogno. Ma già, loro sono maschi.
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categoria:femminismo
giovedì, 13 settembre 2007
... è oggi, su Sorelle d'Italia. Una serie di articoli uno più bello dell'altro.
Oltretutto io sono stata tutte le mamme prese in giro negli articoli: ho avuto il bambino che si addormenta da solo (non a tre mesi, ma a uno), quello che a otto mesi si tira in piedi, a dieci cammina e a sedici parla, ma anche il pargolo che urla ogni dieci minuti tutta la notte, quello che insegue in affanno, dal basso, il terzo percentile di peso, e quello che a tre anni compiuti non si abitua a stare senza pannolino.
Però su una cosa hanno ragione: è molto più faticoso di quel che si pensa prima, un prima che per me è come una riva lontana e persa nella nebbia, edè anche molto, molto più bello.
Non mi sarebbe mancato niente se non avessi fatto i figli, e avrei fatto molte più cose che mi piacevano nella vita. Ma belli, sono belli. Specie di notte quando dormono.
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categoria:famiglia
martedì, 04 settembre 2007
Dopo la doppia intervista sul Guardian e su Repubblica, Betty Moore delle Malvestite distrugge Michela Brambilla.
Applausi a scena aperta. Un grande ritorno dalle ferie.
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martedì, 04 settembre 2007
Articolo sul corriere salute, versione online: Latte alla nicotina, addio sogni d'oro. Contenuto della prima frase: le donne che fumano durante l'allattamento fanno sì che (A) i loro figli dormano meno, e (B) da grandi siano più portati al fumo.
Cosa si evince leggendo l'articolo: ci sono dati sperimentali solo per (A), (B) - che ovviamente è assai difficile da testare - è solo un'ipotesi. Inoltre la nicotina sparisce completamente dal latte entro tre ore. Quindi basta fumare dopo la poppata invece che prima e il problema è risolto. Però ovviamente fare un titolo "Mamme, fumate dopo la poppata che è meglio" non suona altrettanto bene, oltreché sarebbe bene dire che molte attività stanno meglio dopo la poppata: bere vino, birra, tè o caffè, visto che anche alcol e caffeina passano nel latte e decisamente non fanno bene al pupo (e neanche alla mamma che viene tenuta sveglia).
Concludo con un paio di spigolature varie.
La giornalista afferma che ai bambini il latte al sapor di nicotina piace, avrà intervistato i lattanti?
Citazione letterale: "è probabile che anche l’esperienza precoce del gusto del tabacco può contribuire". Per forza poi il povero Severgnini deve dichiarare che il congiuntivo è un optional: questa è chiaramente la tesi del Corriere.
Insomma, l'ennesima riprova che dovrei smettere di leggere il Corriere.
PS Non voglio buttare la croce addosso alla giornalista in questione: non so quanto tempo può dedicare alla stesura di ogni articolo, quanto la pagano, che contratto ha. Magari avrà le sue buone ragoni per tirar via. Magari deve correre ad allattare sua figlia.
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lunedì, 03 settembre 2007
In genere gli articoli di Filippo Facci su graziablog non mi piacciono, e li salto. Il titolo di questo però, mi ha incuriosito: l'ho letto, ed è bello e scritto bene. Posso immaginare che ci siano persone a cui si applica perfettamente.
Lo leggo, e lo rileggo. Tiro un sospiro di sollievo: a me finora è andata bene. Mio marito mi piace anche di più di quando ci siamo conosciuti: le scelte che abbiamo fatto insieme, alcune giuste e altre (bisogna essere onesti) forse pure un po' sbagliate, le abbiamo fatte meglio che si poteva sulla base dei dati che avevamo al momento di farle.
Medito un po' sull'ovvia domanda: resterei con lui solo-per-i-figli? La risposta la so, perché ci ho già pensato: è no. I miei figli hanno bisogno di una madre e un padre felici, prima che sposati fra loro. Se possono essere felici insieme, meglio, ma avere accanto qualcuno che ti rinfaccia che per te non ha potuto fare questo e quest'altro, e ha perso questa e quest'altra occasione... no, grazie. Lo so, c'è chi non rinfaccia, ma io non sono una santa e non ce la farei.
Il soffio vitale? C'è ancora. Ci sono ancora tante decisioni da prendere. Ad esempio se restare dove siamo, o andarsene, e in tal caso dove. O più semplicemente, se continuare a mettere l'accento sulla ricerca, e se sì in che direzione, se allargarsi verso la divulgazione, o spingersi verso l'amministrazione (ché il potere logora chi non ce l'ha, e a me mi hanno logorata abbastanza).
Per non parlare di tutte le decisioni su come educare i figli, sempre nuove ad ogni giorno che passa, ad ogni nuovo traguardo.
Ci sarà davvero, la gente come quella descritta nell'articolo? Io spero di no. Tutti possiamo avere un momento di tristezza, quando la fine dell'estate porta a pensare "ma quante estati mi restano ancora?" (almeno, io lo penso tutti gli anni alla prima domenica di brutto tempo a settembre, da quando posso ricordare). Ma spero tanto che nessuno lo pensi in maniera sistematica. Per loro, e per le loro famiglie.
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lunedì, 27 agosto 2007
Quel che ritenevo possibile è successo: in un aborto selettivo di un feto gemellare hanno eliminato il feto sano invece che quello malato. Questo è esattamente il motivo per cui a suo tempo non ho voluto sapere se i miei gemelli soffrivano di sindrome di Down: perché nella pancia c'è buio, e ho preferito rischiare di avere un bimbo malato che rischiare di perderne uno sano (olte ad altri calcoli di tipo probabilistico che ora tralascio).
Come commentano i giornali? Sarebbe sensato dire poche parole, menzionando il doloroe della mamma e degli altri membri della famiglia (non so se ci siano un papà e dei fratellini). Auspicare che in futuro la tecnica migliori, così che simili incidenti non debbano ripetersi. Magari aggiungere una piccola spiegazione sulle problematiche tecniche in questione.
Invece, il Corriere dà la parola (oltre, bontà loro, alla direzione sanitaria dell'ospedale) a: Carlo Casini;  un prete,  docente di teologia morale; Volonté. Citati e virgolettati. Dall'altra parte: " i radicali gridano alla strumentalizzazione del caso contro una legge scomoda". Persino la scelta dei verbi mi dà sui nervi: Casini denuncia e ribadisce, i cattolici (tutti?) insorgono, il teologo sottolinea, mentre la direzione sanitaria si difende.
Per non parlare beninteso del fatto che né Casini, né il prete- teologo, né Volonté sapranno mai cosa vuol dire vivere una gravidanza gemellare. Riorganizzare tutta la propria vita per trovar posto a due bimbi invece di uno. E, alla scoperta che uno dei due bimbi è gravemente malato, cominciare a porsi dellle domande dure. Durissime. Concernenti la propria capacità di occuparsi di due bebé, di cui uno malato. Che diventeranno due bimbi, di cui uno malato; e poi due adoloscenti, di cui uno malato.
C'è una sola risposta giusta a queste domande? Naturalmente no. Ci sono tante variabili di cui tenere conto, fra cui (ma la lista non è certo completa) il lavoro svolto da mamma e eventuale altro genitore, la presenza e disponibilità dei nonni, la situazione economica e sociale, la presenza o meno di altri figli in famiglia.
Ma il Corriere, beninteso, non trova altro da fare che chiedere il parere di uomini che questa scelta non l'affronteranno mai.
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categoria:aborto
mercoledì, 25 luglio 2007
Ieri ho fatto i test attitudinali sul sito del Corriere: quello scientifico e quello umanistico. Risultati:
  • ci ho messo circa 5 minuti ciascuno, contro i 30 previsti;
  • ho fatto meglio in quello umanistico.
Spiegazione 1: c'erano più domande di chimica nel test scientifico che di storia dell'arte in quello umanistico.
Spiegazione 2: ho sbagliato tutto nella vita.
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domenica, 03 luglio 2005
RestodelMondo su Zia Rebecca, mi ha fatto venire in mente un commento cosi' lungo che e' diventato un post.
Ricordo quando sono cominciati a uscire i primi libri di matematica politically correct, in cui ci si riferiva al lettore o allo studente come he/she, o si ricorreva ad altri simili trucchi (a me piace il they, che e' gia' in Jane Austen). Apprezzavo, ma mi sembrava un po' ridicolo.
Sono passati molti anni, e adesso rileggendo i libri vecchi, in cui il lettore si suppone maschio fino a prova contraria, sono questi a sembrare goffi prima ancora che maleducati. Per non parlare della recente, amara scoperta: l'amato "I grandi matematici" in originale inglese si chiama "Men of mathematics". E dichiarava, sia pure usando termini leggermente velati, che i grandi matematici sono tutti etero. Non stupisce che, letto da un matematico invece che da un'adolescente, risulti pieno di ca**ate.
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